Jingle Bell Io, autoproduttore e riclatore di regali, nemico giurato di questo vile sfruttatore di elfi, seviziatore di renne, pericoloso istigatore di pargoli innocenti/intrinsecamente di sinistra al consumismo sfrenato acritico e non ecosostenibile che si è fatto rifare l'immagine dai pubblicitari della KoKa-Kola; Io educato fin dalla tenera età che quello buono con la barba è un altro; Io che sto ancora aspettando la confezione gigante di Lego; Io che suono meglio di tutti gli zampognari che però non vengono mai zittiti al grido di "questa non è musica ma rumore" ma anzi tutti belli felici e immobili coi frugoletti al seguito; Io che aspetto la fine feste per saccagnarmi i panettoni ripieni alla Coop col 3x2 a costo di realizzo; Io costretto a maratone culinarie su cui devo esercitare la miglior diplomazia in un mirabile esempio di real politik da premio nobel; Io, dicevo, vi faccio gli auguri e scappo a rifocillarmi di Zeppole. Ma prima, vi regalo questa Perla sullo ...
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@ The Laughing Stock of Indie Rock - Solex La sua scrittura è un copia/incolla che punta più sull'atmosfera che sulla perizia essendoci alla base della sua grammatica il negozio di dischi (" my b-sides rock your world" ). Il citazionismo di Solex, alla base della sua cosmogonia, è ambizioso ed intrigante. Questa volta punta diretta sul blues con virate mirate sullo stomp (massì abbundantis abbundantorum indie premiatio ). Quindi ritmo incalzante fatto di slappate sulle corde, sax e bleeps a rompere e supporto della parola con uso sistematico di suoni onomatopeici per il ritmo (es fun/fun/fun-run/run/run in " hot diggity dog run run run" oppure B B B Betty in " the showmaster "). Il suo blues sgangherato prende a modello Tom Waits, evocato con una voce rauca sistematicamente copia/incollata nei ritornelli qua e là che fanno da contraltare alla sua vocina stridula e irriverente. Tutto questo sempre con il metodo Solex: un copiaeincolla maniacale ma uma...
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@ Falene - Giancarlo Onorato Il sentiero su cui si è avventurato dopo lo scioglimento degli Undergorund Dog è sempre lo stesso. Ballate Rock dal sapore cupo, asciutte, con il rifiuto cosciente e militante del sentimentalismo da strapazzo e la distanza dall'esecuzione scolastica che ammorba il genere italico. Una conferma, una boccata d'ossigeno per una tradizone che risulta sempre più incapace di calpestarsi (cfr Battiato). I toni cupi, la ritmica spietata e secca, la cadenza precisa, il cantato sofferto conferiscono al disco la tensione che accompagna tutto l'ascolto. Avvolgente, trascinante, senza nessun tentennamento, dall'incedere sensuale (" the bossanova sweet menage ") e linee melodiche sicure ed efficaci. Il piano come strumento Principe, uso massiccio di slide a rafforzare i momenti di sbalzo (la possibile catarsi che avviene però con un coro nella bellissima pace di guerra e quasi mai altrove) e di archi per la disperazione. La capacità di portare l...
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@ Stanotte|Stamattina - Artemoltobuffa L'esordio di artemotlobuffa è un pop autarchico, probabilmente composto in solitaria sull' HD durante l'esilio da cameretta/studio. Inserendosi nel filone cantautoriale italiano della chitarra a tracolla rilascia un disco a una sola dimensione, sia per strumentazione e confezionamento del suono, sia per tematica. Eccessivamente nudo (scelta artistica?) e monotono (il lato naif del non-suono?), il disco suona fiacco e senza sussulti. La chitarra naufraga subito tra le numerose ballate e sue derivate ravvivate qua e la senza successo in un monolite scialbo. Le pretese cantautoriali naufragano subito anche davanti alle liriche. Le perenni attese su cui questo novello Beckett ha infiocchettato il lavoro sono pallosissime. La chiave è la sospensione, non deve succedere nulla, una passività orgogliosamente esibita, una mezza pretesa di mischiare cultura pop e cultura alta (Hulk e Gadda ma solo nei titoli che altrimenti ci sarebbe da lavorare...
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@Thunder, Lighting, Strike - The Go!Team Titolo azzeccatissimo per quest' album ad alto tasso melodico in perfetto equilibrio tra groove magistrali e un lo-fi come non se ne sentiva da tempo, un disco ipercinetico ma non caotico. Il funk e il soul si mischiano con la disco e il primo hip hop fa capolino. Da qui parte, storicamente, la Band inglese di 6 elementi che lavora sulla forma canzone in maniera collettiva. Una vera e propria lo-fi soul orchestra visto il debito molto alto sia verso l'estetica slacker, con progressioni di riff e un suono lo-fi orgogliosamente esibito (es le 6 corde e le sublimi tastierine), sia verso le progressioni orchestrali vere e proprie in stile Curtis Mayfield, sempre sia lodato. Nonostante il cantato sia presente si può parlare di strumentale visto che questo assolve specificatamente alla funzione di coretto femminile tipico della tradizione soul. La velocità è senza dubbio uno dei punti di forza di questo disco, si viene sommersi letteralmente a...
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@ Strangers - Ed Harcourt Album intriso di melanconia pop con il pianoforte a rivestire il ruolo di strumento chiave. Si tratta, per la quasi totalità dei pezzi, di ottime ballad sbilanciate verso il superamento dello struggimento, scritte con mano molto delicata, mai epica. Partendo dal proprio ombelico non ci si perde dove il pop spesso naufraga: lo sbrodolamento nel mare dei sentimenti. Un disco dove il rapporto diretto ed immediato instaurato tra il cantante e l'ascoltatore non vuole mai venire meno. Le tematiche, e di conseguenza le atmosfere, parlano del Passato e della Storia D'Amore sempre toccando le corde del romanticismo ("i drink up off your tears","this one's for you"), mai esibito, a prova di una scrittura immediata ma non scontata. Musicalmente non è però abbastanza eclettico. Si, il cantautore dal robusto retroterra folk-rock gioca bene con orchestre di archi ("let love not weigh me down"), flirta con le trombe ("black dr...
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@ Pooka - Lars Horntveth " Pooka is an instrumental pop album, and although it might have things in common with the electronica genre, all the music was recorded live in the studio and, with the exception of the programmed beats, nothing is played on computers " Un disco di orchestrazioni minimaliste legato molto alla Classica oltre che all'Elettronica, composto unicamente dal talentuoso membro dei Jaga Jazzist. L'incedere è lento ma avvolgente, percorso sempre dai beats elettronici (unica concessione alla macchina e al rumore ) scalpitanti e scroscianti in maniera pervasiva su tutte le traccie. Un beato senso di grazia percorre all'ascolto grazie ad una orchestrazione fluida, volutamente acustica con un estetica ricercata nel dare il senso da presa diretta . La strumentazione prevede vari ottoni, dove il sax è quasi sempre il narratore, un basso e la sezione archi a cui vengono cosnegnate le aperture mai sopra le righe. Solo nella 7 arriva una chitarra e il rit...
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@ Folkloric Feel - Apostle of Hustle Il quartetto agli ordini dalle sei corde dei Broken Social Scene in libera uscita ha partorito " a digital/analog frankstein, unclassificable as genre ". Le premesse filosofiche erano il viaggio dentro la tradizione musicale folk della south american music (il fuggitivo ha radici cubane) in compagnia della sensualità delle vite disperate di singer quali waits/harvey/ribot . Invece è il classico disco degli onanisti in libera uscita: suonato. Le atmosfere sono volutamente intime e oscure, il suono è minimalista, registrato su un 4 traccie (una session pure in una chiesa italiana), e poggia tutto, ovviamente, sulle trame di chitarra e su qualche percussione. Il Folk del SudAmerica è stato talmente rienterpretato che noi non siamo riusciti a scorgerlo, mentre evidenti rimangono alcune accelerazioni e trame melodiche del gruppo d'origine (la numero 2 e 4 per esempio). Si c'è traccia di ibridazione ma spesso ci si perde con la chitarra...
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@ Welcome to the North - The Music Come nei 90. Però la strada è diversa. Riff e voce vorreiesserejimmypage sono nella loro miscela al primo posto. Il substrato rock è forte ma risulta quasi caricaturale (do you like heavy metal?) e, memori del primo episodio, la colpa non può che essere del produttore Brendan O'Brien (Soundgarden e Pearl Jam). L' uso/abuso di ganci, i crescendo, i virtuosismi vocali e musicali però, per sghetto, non portano alla saturazione. Inoltre il gusto per la melodia viene spesso fuori bene. L'altra basilare componente (do you wanna dance?) della miscela riempe bene ogni canzone con virate psichedeliche. Si cerca di spezzare il ritmo con un paio di ballad e un r'nr più classico. I testi sono ridicoli, una canzone come freedom fighters in cui ti aspetti qualche rimando sulla situazione attuale è imbarazzante per stupidità. Molto più epico che sfattone rispetto ai 90 quindi non a caso si è coniato il termine R'n'D perchè " le parole ...
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@ Damage - The Blues Explosion Più che il cambio di denominazione, era la lunga lista di guest stars/producer a insospettire. La parata di stelle è, secondo una consolidata teoria ElRocco, troppo spesso segno ultimo di funerale artistico per mancanza di idee. Ed allora ecco i primi 5 pezzi nel solco di " a gionspè facce tarzan ". Vibrati in punk rock i migliori della serie ("damage" e "burn it off") ma tutto sommato prevedibili e di mestiere . Irritanti oltre ogni modo le collaborazioni con Martina, un modesto ruolo di backing vocal in "spoiled" bolso e trito, e sopratutto con Chuck D in "hot gossip", canzone politica da sassare via dopo un ascolto per banalità di esecuzione. Dan Automator invece ingabbia per eccesso di sovraproduzione "crunchy". Poi finalmente si decolla. Niente di nuovo, nel solco dei migliori precedenti episodi e il livello è altissimo. "mars,arizona" è una presa per il culo di 7nation army che so...
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@ Home = Chiara Mastroianni + Benjamin Biolay " Un homme et une femme, une flamme, un home, il suffit parfois d’un rien pour faire des disques ". Nonostante questo c'è da fidarsi. Il discorso musicale è prettamente francese nelle suggestioni , nei modelli e nello stile del duetto maschile/femminile (tipo Birkin e quell'altro) evitando però con maestria la torre eiffeul, il basco e la maglietta a righe. Magistrale Biolay nel tessere arpeggi e trame, un chitarrista talmente bravo da risultare assente. Essenziale, diretto, senza nessuna caduta nel virtuosismo (nonostante lo slide di "Mobile Home" e "Arizona"), come le due Voci che si rincorrono per tutto il disco. Chitarra acustica, ma anche organo hammond, per un disco erotico di ballad, dai toni delicati e da un suono caldo. Una estetica pop perfetta, volutamente derivativa nei modelli, talmente conscia di esserlo da ricalcarli pedissequamente nel trovare una propria originalità. La componente mel...
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@ There Will Be a Light - Ben Harper & Blind Boys of Alabama Dopo la bulimia del precedente/inconcludente episodio, Harper abbraccia con convinzione la strada musicale del Sud in compagnia di nuovi sodali che rivestono un ruolo fondamentale nel suono. La composizione e la registrazione sono in presa diretta, testimonianza di una ricerca estetica e filologica molto sentita. Il suono è caldo, sopratutto per il contributo gospel dei BBoA, per nulla scolastici o da tappezzeria, che riescono a non appesantire o, peggio, imbarocchire il lavoro. Ci ritroviamo al cospetto di 11 canzoni (due standard "Mother Pray" a capella, "well well well" con tanto di bottleneck's), dove è l'organo hammond, più della chitarra, a servire la messa in compagnia dei vocals/canto con testi a sfondo biblico ( stessa tendenza ). Un groove caldo che pervade tutti i pezzi, dove l'eclettismo chitarristico, che c'è, non è mai fine a se stesso e non ha bisogno di confermare nessun...
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@ Universal Audio - Delgados Se si segue l'intera discografia dei Delgados non si può non riconoscere alla band di essersi sempre mossa, mantenendo intatte le prerogative melodiche. Rispetto ad Hate , oltre all'assenza del tocco di Dave Fridman, c'è stato un maggior ripiegamento verso il pop e un timido approccio elettronico in alcuni passaggi. Tecnicamente non mancano le orchestrazioni che hanno fatto la fortuna di Hate solo che stavolta il gioco si snoda per vie più dirette. Il muro del suono e gli arrangiamenti sono meno complessi, il raccordo è spesso affidato a qualche beat e ci si sposta sempre verso i finali a crescendo il tutto in una produzione che ha puntato tutto sull'immediatezza del suono. Il dipanarsi delle canzoni è un continuo di chitarre e ritornelli in un gioco di gancio/coretto/assolo ("everybody comedown" su tutte) ed esplosioni melodiche ma sorprende la capacità di aver raccordato il tutto come vere e propie suite suonate da una rock ban...
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@ A Night at the Hip Hopera - The Kleptones La peculiarità del collettivo b*poppers Kleptones in questo disco è nella perfetta sintesi di plagiarismo militante e gusto estetico hip hop. A Night at the Hip Hopera è un mirabile esempio di come le strade del bpop/hiphop/plagiarismo riescano a incontrarsi in un disco perfettamente compiuto riuscendo a superare la cristallizzazione oramai imperante nel genere. Il lavoro è tutto sui samples, nessuna parte è originale o suonata , saccheggiati a man bassa dal capolavoro A Night at the Opera per i suoni e dalle icone Hip Hop per le liriche. Dal punto di vista musicale l'operazione finisce per avere ovviamente un debito verso la scuola di mezzo , anche se trattandosi di bpop non mancano le incursioni sui generis ( belinda caroline - heaven is a place on earth su tutti). Tra le voci NWA, P.E., Eminem y Kelis e ovviamente James Brown sottoforma di grammatica base dell'hiphop. Il disco scorre e nessun passaggio risulta forzato, a differ...
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@ Let's Bottle Bohemia - The Thrills La strada percorsa in questo giro presenta l' innesto di validi arrangiamenti orchestrali (archi), si sposta leggermente nell'asse temporale con inserti disco e, prerogativa vincente, alza il ritmo. La formula prevede sempre un uso massiccio di melodia facile, coretti, ritornelli e voce suadente del leader ma risulta essere più poderoso del precedente nonostante l'uso dell'orchestra. La scrittura, volutamente a sto punto, risente dell'inflazionatissimo Love che compare declinato in tutta la sua originalità espressiva adolescenziale. Fortunatamente sono stati evitati i lirismi grazie allle linee melodiche sempre splendide. C'è ancora il banjo, iamm' uagliù, ma prevale l'orchestra stavolta. Ottima la scelta di far stare il tutto in 40 minuti scarsi e di mettere in un titolo la parola "irish" alla cazzo per ingraziarsi il mercato statunitense. Nota - Diventa anche te Alan McGee da circolo Arci!! Utilizza ...
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@ A Ghost Is Born - Wilco L'alchimia del disco è tutta nel rapporto che si è creato tra O'Rourke e Tweedy. Sebbene il ruolo del produttore sia qua minore (se si quantificasse a metri) rispetto a YHF, è innegabile che nella scrittura delle trame, o meglio nei passaggi delle canzoni, ci sia un debito verso il noyse/destrutturazione (mentre compare pochissima elettronica dopo YHF e sopratutto i Loose Fur ). A Ghost is Born è un disco pieno di canzoni dove prevalgono i toni delicati, la melanconia e soprattutto le bellissime linee melodiche. La costante è emotiva, con la voce di Tweedy, dolente, flebile, per testi " esistenzialisti, tristi " ben legati ai suoni con un cantato sofferto. Emotività manifestata nelle formule in crescendo (inizi di piano/voce-riff di entrata della chitarra-finale) a manifestrare una catarsi/spiraglio. Una costante rottura dei piani con inserimenti della chitarra (una sola canzone a specchio intro di chitarra e piano che rompe), un numero altis...
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" O Tarantella O Mazzate" La differenza è nell'organizzazione dell'evento estivo. I 3trè e altre glorie della comicità italica : amministrazione di destra. Jazz Festival, Sotto le stelle del Jazz, ##### in Jazz : i compagni del centrosinistra. Pippo Franco, cazzi loro, se lo meritano. A me premeva il Jazz.. Due coglioni di "fusion mediterranea". A Pagamento."L'avete fatta diventare la musica classica dei neri", "Miles Davis le ulitime cose le ha fatte con un rapper!!","Ron Carter suonava con i A Tribe Called Quest", "Elettricità o restaurazione","Non ci si eleva con l'elitarismo" fino all'evergreen "ma che cazzo pure i soldi, mio Nonno che ciavevalostessonomemio è emigrato da qua........". Niente. Poi............ Insurrezione Popolare. Cioè si è alzato minaccioso da dietro la piazza transennata L'Uomo Nuovo della Sinistra Italiana: Il Compagno ##### che ha inveito al grido "O T...
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### Esco ### ElRocco has left the building " Agosto, mi avvantaggio nel tempo che manca ad un altro inverno, voglio un cambio che sia radicale, nato dall'interno " Come la marcatura ad uomo nell'area di rigore o la scontata tracklist di dinosauri rock fuori tempo massimo in turnè, arriva agosto. e io torno sul luogo del delitto. Tana delle Tigri e Làdovesicampadaria. Ucciderò l'estate. a mani nude. indossando t-shirts di gruppi rock e stoppando palloni al volo. Se pensate che quel tizio laggiù con il suo essere di frontiera, di verde frontiera, possa essere io e avete buoni motivi per pensarlo, non esitate. solo Rocco. mi raccomando. sono un timido con una identità segreta. vi avverto. evitate blogger. non mi giro nemmeno. a volte capita che non sempre chi risponde al nome di Rocco sia io. non è che faccia finta di non conoscervi o che me la tiro. semplicemente potrei non essere io. ma se sono io poi il chinotto ve lo offro, s'intende El Rocco vi...
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@ Canzonissime - Statuto Ho scelto questo solo perchè mi da da parlare ma in verità è uscita la raccolta e ballarli dal vivo dovrebbe essere un dovere morale per tutti, altrimenti cazzi vostri. L'esperienza da live è uno dei miei ricordi di gioventù migliori (paccotaglia tardoadolescenziale disponibile per scrittori seriali in cambio di compenso forfettario, contiene diversi spunti erotici riclabili anche dal punto di vista di giovani scrittrici femmine che tanto va per la maggiore di sti tempi). Canzonissime fu l'ultimo disco italiano prima di una legislazione Siae che vietava l'omonimia con pezzi precedentemente registrati. Credo che valga anche adesso ma questo fu sicuro l'ultimo disco che ne aprofittò (sublime l'operaia "pugni chiusi"). Conteneva solo tu, pugni chiusi, con te, pensiero stupendo, una donna per amico, liberi liberi, il cielo in una stanza, la mia banda suona il rock. La cosa in effetti è ridicola ma la Siae poi ha dimostrato di sapersi ...
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@ Together We're Heavy - The Polyphonic Spree Vere e proprie suite pop sinfoniche dal sapore squisitamente melodico che viaggiano costruite su una vera e propria orchestra in direzione psichedelica (facciamo Mercury Rev). Sono praticamente due squadre di calcio con una sezione di 10 membri al coro, una suadente presenza di archi, fiati, effetti elettonici che fanno capolino qua e là e un due di tutto (basso, batteria e chitarre abbastanza in evidenza). C'è un chiaro debito verso il gospel (sono di Dallas) nella costruzione delle canzoni fatte tutte con intro/climax, melodia a manetta, cori, muri del suono (altra influenza è la california), ascese al cielo che diventano finali musicali catartici da alltogether per nulla caotici. A dir la verità il continuo senso di ascesi dato dal ritmo sempre in crescendo e dai cori angelici finisce per cristallizzare il disco alla lunga. Inoltre troppo predominante è la Voce del predicatore freakkettone, un tripudio di love/god/fratellanza uni...