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"perché con quel che...

"perché con quel che costano i dischi oggi si compra solo l'essenziale " A scaricarlo in effetti siamo in alto mare.

@ Monsoon - Preston ...

@ Monsoon - Preston School of Industry Pavement. Così ci togliamo il pensiero.Wilco e Minus5. Così non scazziamo strada. Il lavoro di Scott Kannberg appartiene con gran merito alla nuova scena country, quella che flirta col pop e il vecchio indierock, in tendenza ultimamente. Stilisticamente chitarra ben in evidenza, ordinato e omogeneo per i 38 minuti del disco.La chitarra tiene la scena, spesso si dà ad assoli febbricitanti accompagnati dai coretti papapapa . Questi, il cantato e i riff sono il suo marchio di fabbrica. L'arrangiamento è però classico, niente lofi, niente concessioni se non in qualche deragliamento in chiusura di qualche pezzo. Il risultato è validissimo, il disco esteticamente è solare e languido ( unica eccezione l'acida "get your crayons up") con cambiamento di ritmo all'interno delle stesse canzoni ma senza arrivare alla catarsi o alla furia. Liriche sue. Si sente che l'ha fatto lui ma il coinvolgimento dei Wilco e compagnia è evidente, ...

@ Muscoli e Dei - Ma...

@ Muscoli e Dei - Marta Sui Tubi Duo di chitarre e voce, non nudi ma precisamente crudi. Punto di riferimento non tanto lo storico cantautorato italiano ma piuttosto il punk, inteso per lo più come urgenza, con un debito verso la cultura busker. Non nudi perchè gli arrangiamenti e l'utilizzo di altri strumenti (pc), nonchè un lavoro di editing finale, sono presenti. Non esattamente punk, perchè le forme sono riconoscibili sia nel folk ("il giorno del mio compleanno"), sia nel rock ( ballad in particolare es. "Vecchi Difetti").Appunto crudi in voce e chitarre. Il cantato non eccelle in niente di particolare ma ha la sua forza proprio nell'essere comune e sgraziato . Le canzoni appartengono principalmente a 2 tipologie: l'incazzata e la scazzata ( quest'ultima di solito è la più lenta) e questo è un limite ma l'incazzata vale il disco. I testi sono a flusso (lo strimme, anche se ofcounsciesness non c'è), un occhio al nonsense, costruiti a fil...

@ Milk Man - Deerhoo...

@ Milk Man - Deerhoof Da San Francisco con la chitarra/tastiere/batteria e soprattutto la voce japanese della bassista. Avanguardia, etc etc. Il loro confiltto estetico mi ha subito conquistato. Suono algido, con sferzate noyse, inserti cacofonici, rigorosamente essenziale ma coinvolgenti. Spazi delineati, il suonare minimale e disordinato con chitarra sprangata, basso slappato, plin plon della tastiera, voce a filastrocca . Costruzione utilizzando i minimi termini, frammentaria ma funzionante nell'insieme in un perfetto equilibrio. Le canzoni sono scomposte : rompere l'orizzontalità. Deviare con molta attenzione al ritmo e ai silenzi. Ma con un occhio di riguardo sempre alla fruibilità, mai logorroici, mai piegati su loro stessi, semplicemente pop. Sotto tortura ma pop. La chiave era nella copertina: il disegno con un uomo mascherato seviziato da banane e fragola fino a sanguinare. La citazione di strawberry fields in "new sneaker", pezzo di solo organo, voce e flau...

@ The Soul Session -...

@ The Soul Session - Joss Stone Joss Stone ha confezionato un bellissimo album di cover, cioè gliele hanno cucite addosso. Questo è fisiologico e ricorrente nel Soul. Non dimenticatelo mai se continuerete a leggere. La Voce merita, così tutto è in funzione dell'ugola. Te la sbatte là davanti alle orecchie ed è un bello sbattere. C'è una verità inconfutabile nel Calcio, e quindi nel Soul, tramandata fin dalla notte dei Tempi: "un centometrista deve arrivare più velocemente possibile alla linea ed ha finito, ElRocco deve correre più velocemente che può verso il pallone e poi deve iniziare a giocare". Allora è la voce e il niente attorno? Non proprio. C'è una verità inconfutabile nel Calcio, e quindi nel Soul, tramandata fin dalla notte dei tempi: "giocare su un uomo solo porta a una sola soluzione, meno soluzioni hai e più sei prevedibile". L' ottima squadra è tutta al suo servizo, troppo ordinata e sacrificata ed è un limite nonostante la breve durata...

@ Me First - The Ele...

@ Me First - The Elected Il gruppo è il side project di Black Sennet (chitarrista di quello che chiamano alt.country, mi devo fidare) con l'aiuto di membri sparsi della famiglia Saddle Creek (Bright Eyes, Azure Ray) e Tamborello (un uomo, un side project). Il sapore base è il country, fatto di voce e chitarra, per melancoliche canzoni pop. Il confezionamento è chiaro: il chitarrista ha innestato alcune peculiarità degli ospiti sulle sue caratteristiche. Queste sono la bella voce, intonata e sussurrata secondo i canoni del folksinger e con il pieno di spleen (tutti i pezzi parlano di storie d'ammore lontane etcetc) e la chitarra che disegna il tessuto sonoro con facili melodie languide che corrono indissolubili al cantato. I particolari aggiunti rendono meno prevedibile il disco. La chitarra ha delle preponderanti derive slide (ricordando l'ultimo degli Yo La Tengo) e non disdegna qualche assolo, viene aggiunto qualche altro elemento come trombe ( "a time for emily...

@ The Grey Album - D...

@ The Grey Album - Dj Danger Mouse ft Jay-Z Succede che Jay Z rilasci la versione a capella del suo album, The Black Album, secondo una pratica molto comune nelle cultura Hip Hop. Dj Danger Mouse arriva a pubblicare questo lavoro sfruttando appunto Jay Z e i Beatles. Il White Album insieme al Black Album danno vita al Grey Album. Cromaticamente impeccabile, musicalmente valido (inoltre ora c'è l'alone del proibito). Il disco ha successo e viene scaricato liberamente visto che Dj Danger Mouse non ne possiede i diritti di sfruttamento. Succede che però è così bello che ne vengano pubblicate e diffuse 3000 copie (che ci vuole?). La EMI allora s'incazza poichè "claims copyright control of the Beatles 1968 White Album". Cioè la Emi decide che quell'album non deve esistere. punto e basta. Allora manda lettere di intimidazione a destra (I.S.P.) e manca (negozi di vendita). Si scatena la giusta guerriglia in Internet. Il disco appare (e scompare) in migliaia di siti...

@ Sorella Sconfitta ...

@ Sorella Sconfitta - Massimo Zamboni Il disco è immediato ma senza ammiccamenti. Prima poteva giocare con altri, qua deve dirigere da solo, o quasi. Ora è un chitarrista solitario che non ha perso tempo ad evocare fantasmi. Il chitarrista solitario si presenta subito con uno strumentale, parsimonioso, scarno, pronto per una soundtrack. Il pezzo che da il titolo al lavoro, ha un incedere placido, con la voce affidata a Lalli, lui svolazza intorno con qualche semplice accordo ("santa impazienza e 3lame nel cuore...il coraggio per poterla cantare" cioè la sua "anche l'infelicità può essere preziosa") fino a ritagliarsi il suo spazio in quelle note dilatate ala Jefferson Airplane (amore sviscerato a suo tempo gia in T.R.E.). Lo ripeto il limite è mio nel raccontarlo, ma gli unici bracciodiferro con il passato sono "su di giri", "miccia prende fuoco" e "schiava dell'aria". "Su di giri" è il messaggio nella bottiglia, la b...

@ In the Fishtank 10...

@ In the Fishtank 10 - Motorpsycho + Jaga Jazzist Horns Per il decimo episodio hanno messo insieme 2 band del Nord Europa. Nel libretto si narra che le abbiano chiuse per 3 giorni in uno studio di registrazione di una località sperduta, lassù in alto sulla cartina geografica. Uno spesato ricovero coatto a finalità artistiche? I nomi sono suggestivi e la collana ha un suo valore aggiunto: "lo chiamavano post-rock". In pratica ne viene fuori una voglia di session i cui intenti sono sviscerati al meglio al quarto pezzo, nella cover "Theme De Yo Yo", non a caso il più bello e riuscito soprattutto perchè il canovaccio era preesistente. L'inizio è affidato ad una classica intro, volutamente "fredda" ma facilmente dimenticabile, dove sopra si dilata il suono del corno. Poi arriva un pezzo riconoscibile nello schema rock, con il cantato e il ritornello, dove si tenta una deriva jazz sorretta dai fiati: compiuto ma prevedibilissimo. L'altro unico pezzo che...

@ I Can't Stop - Al ...

@ I Can't Stop - Al Green Fa tutto quello che deve fare e lo fa bene, ci mancherebbe. Per confezionarlo così caldo e sensuale ritorna insieme al suo vecchio produttore Willie Mitchell. Infatti non si discosta dalla sua migliore produzione, si aggiunge un po qua e la: big band, riff di chitarra ma nessuna "evoluzione", soprattutto negli arrangiamenti. Il falsetto riporta tutto a casa, sempre. Disco d'amore che gli stolti possono cannibalizzare mischiando gossip e "scelte di vita", contenti loro. Restaurazione, o nostalgia che poi è lo stesso? Le medesime persone artefici della grandezza di quel Suono, si ripresentano nello stesso studio di registrazione, con la stessa strumentazione e con gli stessi risultati ( meno male) a distanza di 20 anni. C'è qualcosa di reazionario? Roba che il giovane punk incontentabile, figlio del Plasmon, sepolto da qualche parte dentro di te, incomincierebbe a riderti in faccia. Ma tu, consapevole come solo i Soulmen e i Grand...

@ The Decline of - B...

@ The Decline of - British Sea Power Le chitarre e il cantato tengono la rotta in tutte le canzoni. Le chitarre sono solide, taglienti e nervose ed esplodono dappertutto in riff potenti come da tradizione. Il cantato è ricercato nell'impostazione sospirata della voce conferendo un senso "lirico" e allucinato ai pezzi . Le canzoni sono tutte suonate magistralmente, il loro sound è potente e febbricitante riuscendo a scrivere pezzi poderosi ( Apologies To Insect Life, Favours In The Beetroot Fields ) e frastornanti grazie all'impatto delle 2 chittare ( Remember Me, Fear Of Drowning) e alla batteria che non sbaglia un colpo. Non mancano i cambi di direzione sia nelle ballad dal sapore + pop ( The Lonely, Black Out) o nei pezzi + classici con improvvisi scrosci utili a supportare gli improvvisi sbalzi e cambi d'umore nella canzone. Che sanno suonare poi lo provano definitivamente i 14 minuti di Lately . Il valore aggiunto è il cantato: disperazione, frustrazione ( ...

@ Sciuoglie E Cane ...

@ Sciuoglie ‘E Cane - Almamegretta Viene rimestato tutto l'armamentario di elettonica spiccia in voga quasi un decennio fa nelle produzioni italiane. Proprio spiccia, non minimale, una sorta di "reductio ad dub" elementare con esiti noiosi, piatta senza sobbalzi. Sembra incredibile che gli Almamegretta abbiano usato una tavolozza con così pochi colori. Un mandolino, una slide guitar, che comunque si perdono, e poco più per variare. Passata la uallera dei primi 10 pezzi, abboffati in levare conditi al sapore meditteraneo, arriva qualche arrangiamento jazzato, un pò di funk e, udite udite, il drum'n'bass. Testi sciatti sulla strada e pure monotematici. Lucariello ha una sola tonalità, molto meglio Patrizia Di Fiore che però viene usata quasi sempre come vocalist esattamente nello stile house dei primi 90. Quando arriva Di Bella in un pezzo da della paga a tutti. Anche qua c'è un uso massiccio dell'italiano (nuovo corso generale?). Raiss se n'è andato ...

@ Underpop - 24Grana...

@ Underpop - 24Grana Oramai la strada di Underpop era gia stata percorsa e musicalmente non hanno spinto verso nessuna nuova direzione:  impianto rock, pezzi circolari rotti dagli assoli di chitarre, spruzzate di dub residuo come intercalare, carisma di Di Bella. Di veramente nuovo musicalmente c'è un pezzo arrangiato con con  archi ne "il gattone" e il ritorno agli  standard reggae per metriche, suoni e tematiche in "Napule Tana". Come nei precedenti sovrastano in ogni pezzo i riff e il cantato. Stavolta  arriva l'italiano in maniera molto preponderante. La scelta non mi convince, i pezzi a alta % di italiano perdono molto, nella traduzione si ha inevitabilmente uno scarto verso il basso ( "giornata psicologicamente impossibile"). L'idea è che abbiano voluto dare degli appigli per chi non è di madrelingua, soprattutto in qualche ritornello o con effetti "sottotitolo" in mezzo ai pezzi. Scelta poco lucida perchè "nel voler spiega...

Promoteo, il filesha...

Promoteo, il filesharing e Argentina 78 (......aspettando Espana 82) Internet è condivisione blablabla ...Questo sarebbe stato il preambolo come nelle migliori tradizioni di Partito, ma mi piego alle odierne anche se vetuste consuetudini capitalistiche editoriali per non bruciare futuri post sull'argomento. Uso BitTorrent quindi mi appoggio a forum+tracker, ognuno con una propria identità (dal nazional popolare al porno asiatico). All'interno della comunità musicale BT io [noi] sono un privilegiato, grazie alla nostra meravigliosa e intrinseca esterofilia (ma come cazzo ci siamo arrivati a pronunciare sammit dentro un tiggì?) noi abbiamo loro negli occhi ma non sempre avviene il contrario, anzi quasi mai. Ecco il mio ruolo: come Prometeo avrei portato loro il fuoco italico con cui scaldarsi e forgiare le proprie armi di divertimento di massa. " Esiste un mondo oltre Pitchfork !" questo sarebbe stato il mio piano politico e programmatico contro i rischi di monocultur...

@ Who Will Cut Our H...

@ Who Will Cut Our Hair When We're Gone? - The Unicorns Il titolo è gia indice di appartenenza a QUELLE file, la copertina è un buon indizio, i pezzi lo confermano. Loro sono in 2, approssimati per eccesso a 3, e suonano chitarra, drummachine, casiotone, sintetizzatori, flauto dolce, xilophoni arrangiati ( bicchieri) oltre al resto di una band classica. Il loro limite numerico condiziona anche il loro suono: lavorano per accatastamento sonoro. Utilizzano bleeps, saltano dalla chitarra (assoli) al casiotone arrivando al darsi il cambio nella voce a metà canzone ( magari per suonare il flauto), con coretti punkrock nella classica forma pop. Una sorta di "staffetta" musicale dentro una struttura molto classica ( vedi Sea Ghost e JellyBone) dove prevalgono le melodie, compattando poi il tutto  nella  fase di postproduzione molto accurata. Il tutto è esplicitato nella classica attitudine fintocazzara ( basta leggersi i testi o ascoltare i loro coretti ).   Prova...

@ Song For Dustmites...

@ Song For Dustmites - Steve Burns Attirato dalla formula "produced by Dave Fridmann", l'ascolto è stato abbastanza lusinghiero: discreto lo-fi pop "with the DIY -aesthetic" con insistenti "detonazioni" orchestrali in stile Flaming Lips partecipando anche Steven Drozd e Michael Ivins. Il successo del disco contiene anche il suo limite: il tocco Flaming Lips è dominante e costituisce in gran parte la bellezza di questo lavoro che, non a caso, è carente nei momenti + intimi e spogli. I testi sono alquanto brutti : acari che fanno come Yoshimi, la solita tiritera amorosa dove lui si rifuggia in metafore infantili finto ricercate (superman, etc etc ) con la lei di turno nel ruolo di amata che sfugge. Il disco è arrivato sull' HD in seguito ad un fruttuoso progetto di scambio culturale di cui parleremo in futuro. P.S. Steve Burns è una specie di Gianni Mucciaccia : uno che parla con un cane blu, fa puzzle ed era un interprete di una sitcom su Nickleodeo...

Buon Natale... quals...

Buon Natale... qualsiasi cosa voglia dire. Io, autoproduttore e riclatore di regali, nemico giurato di questo vile sfruttatore di elfi, seviziatore di renne, pericoloso istigatore di pargoli innocenti/intrinsecamente di sinistra (Claudio Bisio) al consumismo sfrenato acritico e non ecosostenibile che si è fatto rifare l'immagine dai pubblicitari della KoKa Kola; Io educato fin dalla tenera età  che quello buono con la barba è un altro, Io deriso dai coetanei per l'insana passione al presepio di mio padre, Io dicevo faccio gli auguri a tutti e scappo a rifocillarmi di Zeppole regalandovi queste 3 canzoni sullo slancio natalizio: - Merry Christmas (I don't want to fight tonight) - The Ramones - A Fairytale of New York  - The Pogues featuring Kristy MacColl - L'uccisione di Babbo Natale - Francesco De Gregori

@ Let It Be... Naked...

@ Let It Be... Naked - The Beatles**** Io sono un marito della loro musica*, però abbastanza recente (Stones come tutti i ragazzini viziati, poi ho capito ed ho fatto autocritica sincera), così avrei voluto raccogliere anche le impressioni da Ex**. Ex era con loro fin dal primo momento e mi avrebbe confermato tutto, senza digitare, che questi sono bootleg ripuliti, manco inediti. Se volete divertirvi sulle usenet c'è tutto, comparazioni minuto per minuto, accordo su accordo, date etcc. Io, coraggiosamente, mi sento di dire che sono contento che dentro ci abbiano messo "Don't let me down", che l'ordine non è lo stesso anche perchè ne mancano 2 e che suona come Let It Be senza Spector (Ex annuirebbe con la testa). Cos' era Let It Be? una raccolta di canzoni da studio che Lennon/ Harrison affidarono a Spector perchè ne avevano per i coglioni dei Beatles***( Ex non la pensava così e mi rimproverava maternamente). Cos'è Let It Be Naked ? Una raccolta di canzoni...

L'arte del rigore e ...

L'arte del rigore e la Picardia. Io so come è successo. Nei campi da calcio e nei campetti, ovvero il distillato di calcio puro per antonomasia, succede da una vita. Prendi il pallone lo piazzi sul dischetto ruotandolo su se stesso e lanci la prima occhiata al portiere. Durante la rincorsa fai il primo errore: cerchi di vedere dove si butterà il portiere, naturalmente a lui è stato insegnato di non muoversi fino all'ultimo. All' ultimo momento utile per il calcio ancora non hai deciso e succede il cortocircuito irreversibile testa/piede: sei soggettivamente convinto che basta guardare intensamente dove vuoi tirare affinchè il pallone si diriga automaticamente verso quella direzione. Naturalmente l' input al piede è sbagliato e tardivo e tu ti condanni all' atto + infamante per un calciatore: "La Zappata". Roba da n-giri di campo /1 ora di muretto o da costringerti a rintanarti a giocare al commodore64 per una settimana intera. La Picardia è una componente ...

@ Today Is The Day -...

@ Today Is The Day - Yo La Tengo Cd-single di 5 canzoni o meglio, un breve excursus nel suono della band. "Today is the day" viene ripresa da Summer Sun ma, al languore della versione originale con slide guitar, viene innestato tutta la febbricitante elettricità del suono marchio di fabbrica YLT in una sorta di autocoverizzazione (siamo esattamente nel periodo in cui cercavamo di salvare la casa di Tony Orlando). I 2 pezzi successivi sono delle outtake di Summer Sun che avrebbero stonato nell' atmosfera soffusa e dimessa di quell' album: tempi frenetici per "style of the times" su un muro di feedback con finale trascinante da invito al pogo e "outsmartener", pezzo + scuro, con solidi intrecci di chitarre e un corno, strumento indie per antonomasia, che svetta nella mischia mentre Ira e Georgia si danno il cambio al microfono. In mezzo però arriva la decisa virata nei suoni con "needle of death": voce di Georgia + chitarra acustica pizzica...